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Qual è la targa automobilistica da collezione più ricercata in Italia? Rivela un segreto storico insospettato

Sabrina Vivarellidi Sabrina Vivarelli· 30/08/2026 08:23
Qual è la targa automobilistica da collezione più ricercata in Italia? Rivela un segreto storico insospettato

Quando ho iniziato a frequentare i mercatini di auto storiche una quindicina di anni fa, non immaginavo che le targhe automobilistiche potessero diventare una categoria di collezionismo tanto affascinante quanto ricercata. Eppure oggi, proprio questo segmento rappresenta uno degli ambiti meno noti ma straordinariamente dinamici del mercato italiano dei cimeli motoristici. Non si tratta semplicemente di pezzi di metallo vintage: sono documenti storici che raccontano l'evoluzione della viabilità italiana e, soprattutto, rivelano storie insospettate sulla nostra identità automobilistica.

Il fascino nascosto delle targhe storiche italiane

Quando parlo di targhe da collezione, la gente generalmente pensa alle vecchie insegne smaltate della Toscana o del Veneto. Invece, la vera rarità che fa impazzire i collezionisti è la targa italiana pre-1901. Pare incredibile, ma quelle targhe non avevano nemmeno il numero di provincia: erano semplicemente numerate progressivamente a livello nazionale.

Mi è capitato di recente di imbattermi in una targa originale del 1898 proveniente da Milano. Il proprietario precedente l'aveva gelosamente custodita per quaranta anni senza sapere davvero cosa possedesse. Quando l'ho esaminata sotto la luce giusta, ho scoperto caratteri in rilievo su smaltatura blu scuro con dettagli ormai rarissimi. Il valore? Siamo parlando di figure a quattro cifre, ben oltre le aspettative di chi credevamo fosse una semplice curiosità.

La ragione di questa rarità è storica e affascinante. All'epoca dei primi automobili, le targhe non venivano conservate come oggi. Si consideravano utensili, non cimeli. Quando un veicolo veniva rottamato, la targa finiva frequentemente nel ferro vecchio. Ecco perché trovarne una in buono stato è come scavare in una miniera d'oro.

Le targhette provinciali che hanno fatto la storia

Verso il 1901 arrivò la grande rivoluzione: l'introduzione del Codice della strada|Codice della strada italiano introdusse il sistema provinciale con le due lettere iniziali. Questo rappresentava un vero salto organizzativo per il Paese. Improvvisamente, le auto non erano più solo simboli di ricchezza: diventavano elementi tracciabili, identificabili, controllabili dalla pubblica amministrazione.

I collezionisti più appassionati ricercano oggi le targhe delle province storicamente importanti ma geograficamente limitate. Un'auto targa MI (Milano) del 1905-1910 può raggiungere valutazioni straordinarie, non tanto per la rarità assoluta quanto per il contesto storico. Milano era allora il cuore dell'industria automobilistica nazionale.

Ma qui arriviamo al segreto storico che nessuno racconta: le province che erano solite sciogliere le auto per questioni amministrative perdevano intere serie di targhe. In Piemonte, la pratica di reimmatricolazione era molto più rigida rispetto al Sud. Ecco perché una targa piemontese dei primi anni Dieci è sensibilmente più rara di una campana della stessa epoca.

Ho assistito personalmente a un'asta dove una serie numerata di targhe bolognesi (BO) del 1908-1912 è partita da una base di 800 euro ed è stata aggiudicata a 4.200 euro. Il vincitore? Un collezionista tedesco che stava completando una raccolta di targhe di tutta Europa. L'identità territoriale di quei pezzi valeva oro.

L'errore che commettono tutti i principianti

Quando comincio a consigliare i nuovi collezionisti, ripeto sempre lo stesso mantra: la pulizia aggressiva distrugge il valore. Ho visto devastare targhe autentiche con la carta vetrata, riducendo patina originale e dettagli di fondamentale importanza per l'autenticazione.

Una targa collezionabile richiede conservazione conservativa. Se è smaltata, va semplicemente spolverata con un panno morbido. Se presenta ruggine, quella ruggine è parte della storia e dell'autenticità. Gli esperti lo sanno e lo verificano immediatamente. La ruggine "bella" generata da decenni all'aperto è inconfondibile dalla ruggine artificiale creata per falsificare invecchiamento.

Un lettore mi ha chiesto mesi fa come distinguere una vera targa d'epoca da una replica. La risposta non è semplice perché oggi le riproduzioni sono tecnicamente sofisticate. Però tre indicatori non mentono mai: l'usura nei punti di ancoraggio (fori naturalmente consumati), la patina dello smaltato (che segue leggi fisiche immutabili), e la tipografia (i caratteri delle macchine da stampa storiche hanno imperfezioni specifiche che nessun moderno riesce a replicare fedelmente).

Il collezionismo consapevole parte dalla documentazione

Quello che separa il semplice accumulatore dal vero collezionista è la ricerca documentale. Quando acquisto una targa, cerco sempre di tracciare il veicolo che l'ha portata. Registro di circolazione, foto d'epoca, testimonianze locali.

Nel club di auto storiche dove organizzo le aste numismatiche a tema motoristico, abbiamo sviluppato una comunità che condivide queste ricerche. Un collezionista di Udine ha ricostruito l'intera storia di una vettura degli anni Venti attraverso la sua targa originale: ha rinvenuto il proprietario originale, discendenti ancora viventi in Germania, foto private mai pubblicate. La targa è diventata una porta d'accesso a un capitolo intero della storia dell'automobilismo europeo.

Questo approccio appassionato trasforma il collezionismo da semplice hobby a ricerca storica consapevole. Ed è qui che risiede il vero valore, ben al di là del prezzo di mercato.

Oggi, se qualcuno mi domanda quale sia la targa automobilistica più ricercata in Italia, non rispondo più con un numero. Rispondo che la più ricercata è quella che racconta una storia vera, documentata, che nessuno ha ancora scoperto completamente. E quella storia, ve l'assicuro, è qui tra noi, nascosta in una soffitta, in un vecchio fienile, magari addirittura in una collezione che non sa ancora di possedere un vero tesoro.

Sabrina Vivarelli
Sabrina Vivarelli

Appassionata sia di automobili d’epoca che di numismatica dalla giovinezza, Sabrina unisce i due mondi partecipando a club di auto storiche dove organizza aste di monete rare a tema motoristico, creando una vivace comunità di collezionisti.